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Conviviale del 13 aprile 2010

  

Serata da “documentario/film d’avventura e di lotta per la sopravvivenza”.
Il tutto grazie al Dott. Marco Rigobon (valido libero professionista) con una infinita passione per la montagna e per l’avvenuta ad ampio raggio.
Il nostro intrepido Dott. Rigobon, infatti, ha raggiunto oltre 40 “quattromila” delle Alpi ed ha all’attivo ben 4 delle 7 vette degli 8.000 che, come è noto, ben pochi intrepidi, nel mondo, sono riusciti a raggiungere.
Si tratta del Kilimangiaro in Africa, dell’Elbrus (addirittura con gli sci) nel Caucaso, del MC Kinley in Alaska e dell’Acongagua in Argentina.
Il tutto, peraltro, “condito” dalla ricerca delle vie più difficili per evitare le “vie normali” frequentate da pur validissimi ascensionisti ma considerati da tipi come il nostro intrepido “di serie C”.

Abbiamo, così, potuto vedere ed apprezzare una ripresa fotografica e, sopratutto, cinematografica, relativa all’ultimo viaggio del Dott. Rogobon: si tratta dell’Antartide ed abbiamo potuto vedere e “toccare con mano” la vita quotidiana di questi avventurosi amanti della neve e, soprattutto, del viaggio.
Il nostro relatore ci ha fatto vedere alcune riprese dal cargo sul quale ha viaggiato per arrivare sul Pack dove avvengono distacchi di iceberg grandi come intere nazioni, ci ha fatto anche vedere le distese infinite di ghiaccio “piatto” e di cime affascinanti simili anche, a volte, a quelli delle nostre splendide Alpi con dei ghiacciai inimmaginabili.
Abbiamo poi visto come vengono montate le tende, come l’esploratore gestisce la propria giornata, come mangia, come dorme (su un materassino di gomma e con una coperta termica, tenendo accanto a sè tutto il materiale di cui è provvisto e cioè dalla macchina fotografica alla cinepresa al GPS, per evitare che il freddo polare rovini questi preziosissimi strumenti) sino alla costruzione degli igloo ed ai “muri di protezione” delle tende, costituiti da blocchi di ghiaccio (sì, proprio quelli che vediamo nei documentari dove gli eschimesi fanno delle grosse buche nel ghiaccio per potervisi poi installare e per trarne i blocchi che servono per proteggere dal vento).
Il Vento (volutamente scritto con la V maiuscola) perchè è un elemento della natura che incombe e che accompagna spesso per giorni e giorni l’intrepido esploratore.
Le riprese erano così veritiere che facevano apparire questo vento continuo come una forza della natura scatenata che vuole, ad ogni costo erodere gli ostacoli che gli si frappongono, che non vuole che gli aerei atterrino (e spesso ci riesce anche per oltre una decina di giorni) e che inibisce, spesso, di effettuare escursioni.
Abbiamo anche visto la base americana installata al Polo Sud e, ancora una volta, ci è sembrato di vivere un film di fantascienza.
In buona sostanza tutto quanto abbiamo visto aveva dello sbalorditivo, soprattutto perchè raccontato da un “uomo apparentemente normale” che è riuscito a raccontarci questa sua avventura nel modo più semplice e cercando di sdrammatizzare il più possibile i momenti di tensione e di pericolo che ha, senz’altro, dovuto affrontare.
La sua stazza atletica, la sua preparazione, il suo equilibrio psichico lo hanno senz’altro aiutato, ma quanto abbiamo visto ci ha fatto toccare con mano sia, come detto, l’intensità e la forza del vento, sia il rigore del freddo.
Ci siamo resi conto che gli oltre 50 gradi sotto zero nei quali ha vissuto per giorni e giorni che, tenuto conto della continuità del vento si potenziano fino a dare una sensazione di una temperatura che raggiunge anche 70/80 gradi sotto zero, non possono che far sorridere di noi stessi, milanesi infreddoliti se e quando in città raggiungiamo i 5 gradi sotto zero o sulle nostre montagne ci rifugiamo negli alberghi o nelle nostre case quando la temperatura raggiunge i 20 gradi sotto zero.
Grandi applausi al Dott. Rigobon e serata davvero particolare e da ripetersi!
Vi è stata, poi, una piacevole appendice riguardante i “magnifici quattro” dell’Arco della Pace: dobbiamo assolutamente fare i nomi perchè si sappia che anche nel nostro Club esistono degli atleti e dei Soci che, al momento opportuno, sanno dare il meglio di sé stessi con delle performances della quali dobbiamo andare orgogliosi.
Ci riferiamo ad Andrea Galimberti, Francesco Accomando, Fabrizio Marinaro e Michele Iannantuoni.
I nostri quattro, infatti, hanno partecipato alla staffetta della Maratona di Milano di domenica 11 aprile e su 476 staffette sono arrivati intorno alle prime 150.
Galimberti e Iannantuoni sono dei noti maratoneti: Marinaro e Accomando, invece, dando il meglio di sé stessi, sono riusciti ad avvicinare i primi due con dei tempi strepitosi.
Ecco perchè il risultato complessivo è stato così soddisfacente!
Vero le ore 23.00 ci siamo salutati e ci siamo ripromessi che il prossimo anno non ci sarà solo una staffetta ma, possibilmente, ce ne saranno due, confidando che altri “magnifici quattro eroi” si propongano per tenere sempre più alto il nome del nostro giovane e simpatico Club.

 

 
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