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Archivio 2009/2010
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Festa in Amicizia A.I.D.D. - Serata 24 novembre 2010 |
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Serata davvero diversa rispetto alle consuetudinarie conviviali dell’Arco della Pace.
Ci siamo trovati, infatti, presso la Scuola Militare Teulié, in Corso Italia, per la audizione di un concerto lirico e per la audizione di un fantastico intermezzo, concessoci dai validissimi jazzisti della “Bocconi Jazz Business Unit”.
Innanzitutto la serata è stata organizzata dalla A.I.D.D. (Associazione Italiana contro la Diffusione della Droga), con la partecipazione di ben dieci Club rotariani e sette Club Lions.
Dopo la presentazione da parte del Presidente dell’A.I.D.D., da parte del Colonnello Comandante la Scuola Militare Teulié, da parte del Governatore del Distretto 2040 e della Governatrice Lions, si sono esibite, complessivamente, due contanti liriche giapponesi, due coreane, due cantanti (maschi) giapponesi ed una kazaca: questi splendidi giovani che vengono da paesi lontani, superando problemi logistici, di lontananza dalla famiglia e, in modo particolare, di lingua (ricordandoci che per gli orientali la lingua italiana è particolarmente ostica), si sono esibiti cantando notissime romanze liriche (da Verdi a Rossini) con l’intermezzo del jazz.
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Il 15 novembre è stata una delle giornate più importanti per quanto riguarda la vita del nostro Club Arco della Pace.
Abbiamo, infatti, avuto la visita del Governatore, Ing. Giulio Koch.
Quest’anno, per la prima volta, almeno per quanto ci si ricordi, il Governatore ha fatto visita a mezzogiorno e non alla sera, e, soprattutto, questa visita ha riguardato due Club: il nostro e il Porta Vercellina.
Il Governatore ha manifestato una grossa disponibilità ed è riuscito, lo possiamo dire con tutta serenità, a non trasformare la sua visita in una “ispezione alle truppe” come può essere capitato, a volte nel passato e come, normalmente, avviene quando il Generale di Corpo d’Armata fa la visita annuale in caserma.
Il Governatore ha attentamente ascoltato i Presidenti delle varie Commissioni (l’Effettivo, Relazioni Pubbliche, Amministrazione, Progetti, Nuove Generazioni e Rotary Foundation) e ha attentamente puntualizzato alcuni argomenti.
I vari Presidenti delle Commissioni hanno, sinteticamente, riassunto quanto è stato fatto e, soprattutto, quanto è in programma di fare nel corso dell’anno 2010/2011 e il Governatore ha posto delle domande specifiche, dimostrando di aver, immediatamente, captato l’atmosfera ed i programmi del nostro Club ed ha colto l’occasione anche per dare alcuni suggerimenti per il presente e per il futuro.
Non riportiamo, neppure sinteticamente, quelli che sono i programmi del Club ed il relativo piano strategico per l’anno in corso, perché dovrebbero essere già noti a tutti i Soci: diciamo solo che l’opera del nostro Presidente, del validissimo Segretario (rectius Segretaria) e degli altri collaboratori, hanno fatto sì che fosse presentato al Governatore un “manuale” contenente la storia, le notizie generali, l’organigramma, la situazione delle classifiche e quant’altro potesse “radiografare” la vita del Club e abbiamo potuto osservare come il Governatore prendesse nota, attentamente, di tutte le varie notizie ivi contenute.
Finita la fase prodromica, ci si è recati nella sala da pranzo e con i Soci di Porta Vercellina, si è amabilmente dialogato, fino a che il Governatore ha, a sua volta, fatto una relazione, motivando l’impostazione data al proprio anno di “reggenza”, illustrando i programmi del Distretto e dando nuovi suggerimenti per una corretta e profittevole impostazione del programma del Club che non può limitarsi a quello dell’anno in corso, ma che deve guardare in avanti e adeguarsi alle esigenze sempre mutevoli.
Il Governatore ha concluso promettendo una visita prima del giugno 2011, in forma non ufficiale, e ci auguriamo che ciò, compatibilmente con i suoi programmi e con le sue esigenze, possa avvenire anche per poter dimostrare quanto è stato attuato relativamente ai programmi enunciati.
I nostri Soci si sono, poi, dati appuntamento al prossimo evento: la serata presso la Caserma di Via Teulie il 24 p.v.
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Conviviale del 5 novembre 2010 |
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Conviviale, come al solito, presso il Circolo “Il Giardino” con ospite/relatore: è venuto a trovarci il rotariano Aldo Roveda con la coniuge, Avv. Elena Piceni, che ci ha relazionati sullo “stato dell’arte” della loro attività svolta nell’ultimo anno nell’interesse della “Organizzazione Abaetè” con sede in Brasile, e precisamente a San Paolo.
Roveda ci ha ricordato la attività svolta per 40 anni da Frei Giorgio Callegari (frate domenicano morto nel 2003) per far sì che i bimbi della favelas brasiliane, nel periodo di vacanza estiva dalle scuole (per loro è dai metà dicembre a tutto il mese di gennaio) potessero sopravvivere, dato che nessuno avrebbe provveduto a fornire loro l’alimentazione, normalmente ricevuta dalle scuole da loro frequentate.
Frei Callegari e, poi, i suoi “successori” riescono ad alimentare, per un pasto al giorno, in tutto questo periodo, ben 1.600 bambini e bambine e la loro famigliola (sfamando così oltre 8.000 persone).
Come avviene ciò? Con i fondi raccolti nei modi più vari, vengono “confezionate” delle ceste basiche contenenti 20 chili di riso, 3 chili di fagioli, sale, biscotti, pomodori, cacao, latte, sardine, marmellata, krek, caffè, farina mandioca, spaghetti e condimento, il tutto dal peso di circa 35 chilogrammi, consente l’alimentazione di una intera famigliola per un mese, per un pasto al giorno.
Roveda e coniuge si danno da fare non solo per raccogliere fondi ma, addirittura, si recano annualmente (nonostante la loro non più giovane età) a San Paolo, nei primi giorni di dicembre, per assicurarsi che i fondi raccolti vengano destinati interamente all’acquisto degli alimenti e, poi, personalmente confezionano queste ceste basiche e, sempre personalmente (naturalmente aiutati da baldi giovani locali) provvedono a dispensarle nelle favelas sorte “come funghi” intorno a San Paolo.
Senza drammatizzare, Roveda, ci ha fotografato la situazione di questi ragazzini e lo stato dei luoghi: essi vivono in case fatte, sostanzialmente, di fango, ai margini della città, in questa spaventose urbe che nell’800 aveva circa 300.000 abitanti, a metà del XIX secolo circa 3.000.000 ed oggi oltre 38.000.000.
Roveda ci ha entusiasmato e alcuni di noi si sono ripromessi di coadiuvarlo personalmente con un viaggio, magari organizzato dal futuro nostro Presidente, Carlo Vanzini, con tutti quelli che – persone di buona volontà – intenderanno dedicare alcuni giorni della loro vita ad aiutare questi meninos perché, un giorno, riescano ad avere la possibilità di vivere “normalmente”.
Roveda e coniuge hanno caldamente ringraziato il nostro Club che ha contribuito per il terzo anno consecutivo ad acquistare un certo numero di ceste basiche: abbiamo, oltretutto, avuto la promessa dei coniugi Roveda di ritornare da noi una sera e mostrarci attraverso filmini e slides la dura e cruda realtà nella quale vivono questi piccoli brasiliani.
Ottenuta questa promessa, a nostra volta, abbiamo promesso che non ci dimenticheremo in nessun modo di Abaetè, ritenendoci, oramai, anche noi “amici di Padre Giorgio”.
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Conviviale del 26 ottobre 2010 |
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La conviviale si è tenuta come al solito presso il Circolo “Il Giardino” e abbiamo avuto il piacere di sentire, direttamente dalla autrice, la genesi del libro “Non dite che col tempo si dimentica” edito da Marsilio Editore.
La autrice è una nota Avvocatessa penalista del Foro di Milano, Daniela Dawan, che dopo aver scritto numerose e “seriose” opere tecniche attinenti la professione, ha sentito l’esigenza di evadere dallo schema professionale e dedicarsi alla narrativa.
Cercando di ripercorrere a ritroso la strada della sua vita e della sua famiglia, la Dawan ha “scoperto” di aver avuto un prozio di nome Cesare Ortona che doveva avere delle caratteristiche davvero particolari, di sensibilità, di cultura e di valenza medica. Aveva vissuto a lungo a Tunisi ed era dotato di peculiari caratteristiche: era, infatti, italiano (che viveva in territorio straniero), era fascista ed era di religione ebraica.
La Dawan ha, quindi, cercato di scavare il più possibile nella vita di questo uomo indubbiamente affascinante, cercando di contattare il maggior numero di persone che potessero darle notizie precise, dato che in famiglia non parlavano più di tanto di questo “personaggio”, ricercando, quindi, una persona a Roma, un’altra a Parigi e ovunque fosse possibile, per poter avere una “fotografia” dell’identità di questo prozio.
Da queste poche informazioni e, comunque, addentrandosi nei meandri della vita della comunità ebraica (italiana e francese) a Tunisi, venendo a contatto con alcune persone che le hanno fatto toccare con mano la vita delle comunità non solo ebraiche e cristiane ma anche islamiche (ben distinte a seconda che facessero parte dei poveri piuttosto che della ricca borghesia), utilizzando, poi, la propria fantasia, ha creato il personaggio Cesare Orvieto, illustre medico ebreo ed autorevole esponente della comunità italiana e fascista convinto, che si innamora perdutamente di una affascinante pianista soffrendo, quindi, per questa travolgente passione che lo dilaniava in quanto l’amore per la propria moglie e per la propria famiglia non era stato da lui rinnegato.
L’autrice, nel motivare il suo particolare interesse a (prima) conoscere, e, a (poi) illustrare nel suo romanzo la vita particolare della Tunisi degli anni 30, “racconta due storie d’amore e di identità divise e sradicate incastonate l’una dentro l’altra, dando corpo a un romanzo che conquista ed incanta”.
In effetti dall’esposizione della autrice, fine parlatrice e dotata di una raffinata cultura e sensibilità, si può comprendere come lei sia stata coinvolta e, per prima, emozionata nell’entrare in quel mondo particolare, e a noi che la abbiamo attentamente ascoltata, ha trasmesso delle inquietudini, perché venivano spontanee alcune domande.
Ma quanto ha scritto in questo libro è davvero in parte frutto delle notizie acquisite o è interamente parto della ricca fantasia della autrice che ha trasfuso le proprie emozioni, i propri sogni e le proprie esperienze di vita (viste e lette attraverso gli occhi dei propri genitori e della propria famiglia)? Ricordiamoci, infatti, che la Dawan è nata a Tripoli, ha vissuto i primi anni della sua vita in quella città ed è dovuta fuggire nei primi giorni del giugno 1967 a seguito della guerra dei sei giorni.
È probabile, quindi, che la fusione di queste esperienze negative, e il fatto di aver vissuto a Roma, a Bruxelles e negli Stati Uniti le abbiano dato un imprinting particolare, e anche la arida (ci si consenta di definirla così) vita professionale dell’avvocato, in una persona dotata, lo si ripete, di particolare sensibilità e disponibilità verso il prossimo, può averla portata a descrivere una situazione onirica, attribuendo al personaggio principale del suo romanzo, agli altri personaggi ed alle varie “comparse” qualità, virtù e difetti di persone da lei conosciute e ……. immaginate nella sua fervida ed artistica fantasia.
Ecco perché, molto sinteticamente, Gad Lerner ha definito il suo romanzo una “magia perduta” ovvero “la musica, l’amore, le leggi razziali: vite mediterranee segnate dal passato”.
Forse tutti noi abbiamo, singolarmente e senza esprimerlo, fatto il seguente augurio a Daniela Dawan: continua a impegnarti nella tua professione concreta come lo hai fatto fino ad oggi, difendendo non solo le persone sopraffatte e gli ideali in genere, ma continua a sognare e a regalarci i tuoi sogni con altri splendidi romanzi.
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Conviviale del 12 ottobre 2010 |
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Serata interessantissima e con notevole presenza sia di Soci che di ospiti.
Meritava, infatti, assistere alla relazione del noto regista Renzo Martinelli, persona estremamente colta, eloquente ed affascinante.
Il suo fascino si basa, soprattutto, sull’espressione di amore che manifesta verso il proprio lavoro, dimostrando una cultura eccezionale (dovuta, come lui stesso ci ha detto, alla lettura quotidiana di libri, enciclopedie ecc.) ed esperienza, oramai, su film basati sulla storia, su fatti di cronaca attuali, con l’ampio utilizzo delle apparecchiature digitali, che consentono di creare scene colossali e di massa.
Vi è stata una breve introduzione relativamente ai motivi che lo hanno spinto a dedicarsi (da circa 10 anni) alla ricostruzione della grande battaglia combattuta nella Vienna assediata l’11 e il 12 settembre 1683 tra la Lega Santa “compattata” da uno (sconosciuto all’epoca e, purtroppo, ancora oggi molto poco conosciuto) sacerdote di nome Marco d’Aviano, e le truppe ottomane,
Martinelli, oltre a far riferimento alla precedente esperienza (il film “Il mercante di pietre”) ci ha spiegato come il suo film ancora “in cantiere” non intenda solennizzare la sconfitta delle truppe ottomane nei confronti della cristianità, ma come vuole ricostruire e far conoscere le due personalità a capo delle rispettive truppe.
Da una parte, infatti, ci sono i ben 300.000 componenti le truppe dell’impero ottomano, guidate dal Pascià Karà Mustafà e dall’altra le truppe cristiane (solo 70.000 uomini) compattate (non comandate!) dal volenteroso Marco d’Aviano.
Attraverso una dettagliata ricostruzione storica, Martinelli ci mostrerà come le truppe ottomane, che avevano deciso di radere al suolo anche Vienna (dopo aver raso al suolo tutte le città, i paesi e le campagne dal loro luogo di provenienza – Turchia – sino a Vienna) attraverso un incessante cannoneggiamento, utilizzando anche (forse per la prima volta nella storia) modalità batteriologiche (gabbie di topi ammalati gettate al di là delle mura per propagare la peste) sono stati battuti attraverso un ingegnoso tranello dalle truppe cristiane che, prima salendo e poi scendendo da una collina vicina a Vienna, hanno sorpreso e messo in fuga le truppe ottomane.
Il film si intitolerà “11 Settembre 1683”: è la data di questa clamorosa sconfitta delle truppe islamiche ed è ovvia la assonanza, la coincidenza (probabilmente voluta da Bin Laden) con la data dell’11 settembre 2001 quando (tutto il mondo lo ha visto in diretta) sono state abbattute le due torri nel cuore della “Mela”.
Martinelli ha poi fatto una disamina accurata su quello che è il “diagramma storico” della civiltà ottomana (massimo splendore nel settembre del 1683, caduta nel corso dei secoli e ripresa, agli occhi del mondo, con il fatidico 11 settembre 2001) evidenziando come tutti i fatti storici abbiano una loro logica e siano conseguenze di errori umani da una parte, di astuzia, valenza, ricchezza, disponibilità alla immolazione da parte di alcuni “credenti” dall’altra.
Questo film verrà, probabilmente, completato entro la metà del 2012 e, sempre probabilmente, la prima avverrà l’11 settembre 2012: queste le previsioni, tenendo, comunque, conto della complessità della intera produzione, complessità che va dalla acquisizione di denaro e ricerca di finanziatori privati o pubblici, alla ricerca dei luoghi in cui effettuare queste scene colossali, all’analisi dei costi, alla “trascrizione” su bozzetti delle scene, dei costumi ecc. e alla ricerca delle comparse, dei cavalli e di tutto quant’altro necessario per mettere insieme questo film che, poi, verrà distribuito nelle sale cinematografiche e, nella sua completezza, anche sulla nostra rete RAI.
Questo è un film che verrà finanziato dalla RAI medesima, da imprenditori privati, dall’Austria, dalla Polonia e (si spera vivamente) dalla Turchia.
Ciò a dimostrazione della internazionalità degli interessi e, ovviamente, del fatto che queste sono le Nazioni che hanno contribuito a formare le truppe contendenti.
Alla fine nutriti applausi, numerose domande e alle 23.30 si è dovuta chiudere la serata per motivi logistici, non certo perché fosse calato l’interesse in quanto, se fosse stato possibile, sarebbero state poste ulteriori domande, approfittando della manifestata disponibilità di Renzo Martinelli a trasferirci un po’ del suo know-how.
Un vivo ringraziamento, naturalmente, alla nostra splendida Socia Maddalena che (immaginiamo con una certa fatica) è riuscita ad ottenere la presenza di questo famoso regista, ultra impegnato da questa produzione e da altri progetti in “gestazione” (quale il prossimo film sulla alluvione di Firenze).
Non dimentichiamo, infine, che gli attori certi del film 11 Settembre 1683 sono Joseph Fiennes, Kenan Imirzalioglu, F. Murray Abraham, Harven Keitel, Piotr Adamczyk, Alicja Bachleda Curus, e, probabilmente, la Guaccero.
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